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RESTAURANT AND CURIOSITY


The Restaurant “da Fiore” consists of two cosy little rooms with eleven tables.
Our cuisine offers besides the menu with classic Italian recipes also a selection of dishes which change according to the season and to the offer of the market taking into consideration the variety of products as well as the tradition of our territory. First of all, there are vegetables which mark seasons changing: mushrooms, red chicory from Treviso, artichokes from Sant’Erasmo, asparagus, squash blossoms , wild spring vegetables and so on and which accompany the sea products such as turbots, soles, sea basses, prawns, spider crabs, soft-shell-crabs, little shrimps, just to quote some kind of fish.

In accordance with the principles of our cuisine, we have chosen to use only seasonal products so as to always offer our client dishes with great quality and freshness.

Besides a continuous search of tasty food coupling, we try to give a new life to traditions and ancient recipes. We offer dishes connected to particular festivity such as “Castradina”, a typical soup, served during the Festivity of the Madonna of Health, which takes 12 hours to be prepared according to an ancient recipe, the traditional boiled meat which is served together with a wide choice of sauces during winter time, the eel proposed during Christmas time, the “Bigoli in Salsa” (a particular kind of pasta similar to spaghetti with a sauce made mainly of anchovy) to be eaten at the Redeemer Festivity.

Our Restaurant offers a wide range of wines from Veneto and Friuli as well as some wine from other Italian regions. And who has sweet tooth here at Ristorante da Fiore, can find the famous “Sgroppino” manually beaten by a whisk, a choice of dessert made by us, besides the Venetian biscuits to have with a good sweet wine, a coffee and why not a grappa.

The informal ambience and the familiar care that we reserve to our guests contribute to recreate a quiet, intimate and relaxing interior in which it is possible to appreciated a further aspect of Venice: its cousine.



BACARO-CICCHETTERIA: Il bacaro è il luogo dove anticamente avveniva la mescita del vino per la vendita al pubblico e dove i lavoratori andavano a mangiare portandosi da casa il cibo ed acquistando dall’oste il vino e la grappa. La cicchetteria è il passo successivo al bacaro dove si inizia la vendita di stuzzichini che accompagnano il calice di vino.

CICHÉTO: E’ lo stuzzichino che accompagna l’ombra o lo spriz. Per un’ombra ed un buon cicchétto non c’è orario: può essere preso come aperitivo prima del pranzo o della cena o corrispondere ad un momento di pausa durante la giornata. Il cicchétto tradizionale è ad esempio la polpetta, l’uovo sodo, la sarda in saor, il crostino con il bacalà mantecato, la seppiolina “rosta”, la molecca fritta, solo per citarne alcuni e non di certo il trancio di pizza!

OMBRA: E’ dialettalmente, il “goto”, ossia un bicchiere di tipo robusto della capacità di un ottavo di litro.

SPRIZ: Bevanda presa generalmente come aperitivo ed ottenuta miscelando distinte parti di vino bianco, amaro (bitter, select o aperol), selz e ghiaccio, il tutto guarnito da una fettina di limone o d’arancio.

RIO: Piccolo canale d’acqua.

RIO TERA’: Strada, passaggio costruito su un canale interrato.

CALLE: Strada più lunga che larga.

FONDAMENTA: Strada che costeggia un canale e che ha funzione di fondamenta per gli edifici che vi sorgono.

LEONE ALATO: Il leone alato è raffigurato con il libro del Vangelo aperto, dove appare l’iscrizione “pax tibi marce evangelista meus” ossia “pace a te Marco mio Evangelista”. Secondo una leggenda un angelo avrebbe pronunciato queste parole a San Marco (patrono di Venezia festeggiato il 25 aprile di ogni anno ) quando si trovava nelle isole della laguna per predicare, annunciandogli così la pace del riposo eterno che egli avrebbe trovato proprio nella città lagunare. Il corpo del Santo è sepolto nell’omonima Basilica da quando, secondo una leggenda, nel IX secolo due mercanti Rustego e Bon (Rustico e Buono) trafugarono le sue spoglie da Alessandria d’Egitto, nascondendole sotto pezzi di carne di maiale al fine di evitare i controlli dei musulmani a cui questa carne è proibita. IL Leone alato simbolo dell’evangelista diventa così emblema della città ed una sua rappresentazione è posta, a fianco della statua di San Teodoro, nelle due colonne di fronte al bacino di San Marco (828 d.C.). Il Leone così rappresentato è simbolo di pace, mentre il “Leone di guerra” viene raffigurato con il libro del Vangelo chiuso e la spada in pugno per difendere la città ed i veneziani, diventando anche simbolo della potenza militare della Repubblica Serenissima.

FESTA DELLA MADONNA DELLA SALUTE: Questa festività, che ricorre ogni anno al 21 novembre, ha origini molto antiche e risale alla prima metà del XVII secolo quando a Venezia scoppiò un’enorme epidemia di peste che durò 16 mesi e che fece 80.000 morti nella sola città di Venezia e 600.000 nelle sue province. Il Doge, Nicolò Contarini, ed il Senato, si votarono alla Madonna, promettendo un tempio sulle rive del Canal Grande e la peste cessò nel 1631. Il Governo mantenne la promessa e costruì subito una chiesa in legno e bandì un concorso per l’edificazione del Tempio votivo, promettendo che la popolazione dell’intera città lo avrebbe visitato il 21 novembre di ogni anno. Il concorso fu vinto dal veneziano Baldassarre Longhena, ed al suo interno si possono ammirare anche alcune opere del Tiziano.

LA FESTA DELLA “SENSA”: E’ il giorno dell’Ascensione e la sua festa ha origini lontane nel tempo. Era quasi la fine del primo millennio quando il Doge Petro Orseolo II, fu supplicato dal popolo della Dalmazia e dell’Istria affinché intervenisse a loro difesa contro i pirati Neretani che aggredivano tutte le popolazioni costiere. Essendo i Neretani un problema anche per Venezia, il Doge ed il Senato accettarono di intervenire a patto che Istria e Dalmazia diventassero “protettorati” di Venezia. Nel giorno dell’Ascensione dell’anno 997 il Doge Pietro Orseolo II partì con i suoi soldati e grazie alla loro astuzia ed alla loro abilità sconfisse i pirati. Tornato in patria vincitore, il Doge fu festeggiato e onorato e si istituì nel giorno dell’Ascensione la cerimonia del matrimonio con il mare dove lo “sposo”, il Doge per l’appunto, giurava di difendere il mare (l’Adriatico) da intrusi stranieri come se fosse la più amata delle sue spose. Da allora, nel giorno dell’Ascensione, tutti i Dogi salirono sul Bucintoro (imbarcazione dogale da cerimonia) seguiti dai nobili e dal popolo nelle loro barche e al largo del Lido si unì in matrimonio con il mare gettando un simbolico anello e pronunciando la frase “Mare noi ti sposiamo in segno del nostro vero e perpetuo dominio”. Le pietanze tipiche di questa festa sono la lingua salmistrata, il lesso con il cren …..

LA FESTA DEL REDENTORE: Questa festa ha origini luttuose e simboleggia la necessità dell’uomo di esprimere tutta la propria vitalità di fronte alla morte quando riesce a scampare ad un grave pericolo. Nel 1576 a Venezia esplose una terribile epidemia di peste (non fu la prima e non sarà l’ultima ad abbattersi nella città lagunare) che decimò la popolazione al punto che il Governo fu costretto ad invitare forestieri a stabilirsi in città per ripopolarla. Malgrado fossero stati presi tutti i provvedimenti conosciuti all’epoca, la ferocia dell’epidemia era tale che ai veneziani non restò che affidarsi al cielo. Il Senato chiese a Cristo Redentore di stendere la sua mano misericordiosa sulla città e fece voto di edificare un tempio votivo ad egli dedicato sull’isola della Giudecca. La peste cessò dopo sei mesi quasi improvvisamente il 21 luglio 1578 ed il Senato decretò che si sarebbe onorato il Santissimo Redentore ogni anno alla terza domenica di luglio. Si costruì subito un tempio in legno provvisorio ed un ponte di barche che univa San Marco alla Giudecca affinché il popolo potesse raggiungere in processione l’isola. Poi fu innalzata, su un progetto del Palladio, la Chiesa del Redentore senza badare a spese. In seguito, quando il ricordo della tragedia si attenuò, rimase la devozione al Redentore ma trovò spazio anche il festeggiamento profano. La sera del Redentore, i veneziani della Giudecca iniziarono a festeggiare nei giardini con cene all’aperto, mentre altri preferirono prendere il fresco sulle loro barche ornate per l’occasione di frasche (fronde) e baloni (lanterne di carta colorata). Questa è sempre stata una festa famigliare molto sentita dove le donne preparavano per l’occasione sarde e sfogi in saor ( sardine e sogliolette), anara col pien (anitra ripiena) e farài (fiaschi di vino) mentre gli uomini preparavano il sandalo o la topa (tipi di imbarcazione) con fronde e lanterne di carta colorate rotonde o a fisarmonica per uscire poi nel bacino San Marco, di fronte alla Chiesa del Redentore per cantare e far festa. Alle undici della sera di spengono le musiche ed iniziano i foghi (spettacolo pirotecnico).


 

Trattoria Da Fiore a Venezia di Boschian Sergio | Credits